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Salgo sul taxi giallo che mi porta verso il centro di Marrakech, “fin dove riesco ad arrivare”, mi dice l’autista in francese. In realtà, va molto oltre: si insinua in vicoli tortuosi, si fa largo a suon di clacson tra motorini zigzaganti, carretti, bancarelle della frutta, donne avvolte nei loro lunghi abiti colorati. Quando scendo, in tre si offrono di farmi da guida, rifiuto con un sorriso e imbraccio la reflex. Da lì in poi é magia.

Di seguito trovate una serie di consigli raccolti durante il viaggio aereo di ritorno da Marrakech. Vi state chiedendo che cosa vale la pena fotografare e fare per vivere appieno questo luogo intricato come i suoi vicoli? Siete nel posto giusto! Che si tratti di un giorno solo, di un weekend o di più tempo, la Città Rossa che sa di arancio e tè alla menta non vi deluderà.

Ho cercato di dare un po’ di ordine ai pensieri facilitandomi con l’ordine alfabetico. Spero vi sia utile, fatemi sapere nei Commenti!

A come Amlou,

la salsa dolce a base di olio di argan, mandorle e miele di cui mi sono innamorata al primo assaggio, intingendovi dei biscottini squisiti che purtroppo sono finiti troppo velocemente!

B come Bakchic,

uno dei due ristoranti più hipster che abbia visto in città. Uno di fianco all’altro, il Bakchic e la Cantine des Gazelles, alla fine di rue des Banques, sono coloratissimi, alternativi e si mangia bene.

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C come Cammelli,

portati dal deserto alla periferia della città per accompagnare a spasso i turisti. Un’esperienza senza dubbio turistica, ma divertente e insolita.

D come Dentisti.

Ne troverete tantissimi in giro per Marrakech, insieme a tante farmacie, parafarmacie, erboristerie, laboratori e chi più ne ha più ne metta. Spesso però non vogliono che si scattino fotografie.

E come Entrata.

In segno di rispetto, i Francesi avevano vietato l’ingresso nelle moschee ai non musulmani, come sembra sia prescritto in un versetto del Corano. Mentre nel resto del mondo arabo esistono spesso moschee visitabili, in Marocco finora l’unica si trova a Casablanca. Anche dopo la fine del governo francese, le cose tardano a cambiare: ancor più che alla religione, si dice che il popolo marocchino sia fieramente ancorato alle sue tradizioni.

F come Fnaque,

il primo caffè letterario della città, in mezzo alla zona dei souk e dei funduq. Vale la pena prendere un tè qui, nel suggestivo salottino al piano terra oppure sulla terrazza panoramica all’ultimo piano.

G come Gatti.

Ce ne sono ovunque in giro per Marrakech, soprattutto gattini. Attenzione a non inciampare in uno di loro, mentre si sta pazientemente lavando in una mattina assolata, piuttosto includetelo nelle vostro foto per acchiappare più like!

H come Henné,

il tatuaggio temporaneo che fa subito mondo arabo. Ovunque alcune donne corpulente dal viso incorniciato dal velo si proporranno di decorarvi le mani, cederete alla tentazione?

I come Incantatori di Serpenti,

che richiamano a gran voce i turisti nella piazza principale, Jmaa El Fnaa. Una foto con un serpente adagiato sulle spalle costa solitamente 10 Dirham, più o meno l’equivalente di un euro. Nella cultura araba, il serpente toglie il malocchio, per questo molti abitanti del luogo, nei momenti di maggiore difficoltà, si recano in piazza per scacciare gli influssi negativi grazie ai poteri benefici di questo animale.

J come Jmaa El Fnaa,

la piazza principale, dove un tempo avvenivano le esecuzioni. Tempestata di trappole per turisti durante il giorno, un volta calato il tramonto rivela la sua vera anima, diventa luogo di incontro degli abitanti di Marrakesh e paradiso degli amanti dello street food.

K come Koutoubia,

la moschea principale di Marrakech, il cui minareto domina la piazza principale e lo skyline della città. Per legge, nessun edificio può superare in altezza i suoi 75 metri. Come in tutte le altre moschee della città, l’accesso è vietato ai non musulmani.

L come Lampade, 

forse uno degli articoli di artigianato più spettacolari. Affollano i souk e le bancarelle, riempiendo l’aria con il loro sfavillio di luci colorate e il tintinnio metallico. Da fotografare.

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M come Majorelle,

il giardino secondo me più bello della città. Sarà per il blu majorelle che domina la scena, per i percorsi tra piante esotiche e foreste di bambù, per la presenza dell’acqua, simbolo della vita nella cultura araba. Fatto sta che é un luogo speciale.

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N come Naima,

che prepara il miglior cous cous che ho mai assaggiato. É il piatto tipico di Marrakech e per questo lo potrete assaggiare pressoché ovunque, ma vi assicuro che in questo minuscolo locale nascosto in Rue Azbest é divino. Difficile da trovare, una volta varcata la soglia sembra davvero di essere entrati in casa di Naima, cuoca esperta che quando sorride diventa una bambina felice all’interno della sua cucina a vista.

O come Ombra,

perché i souk sono quasi sempre coperti da soffitti improvvisati che proiettano a terra la loro ombra. Teloni, tessuti, assi di legno, tutti elementi che creano una volta a riparare dal sole. Con l’effetto di racchiudere tutta la vita del souk all’interno di una scatola che ne amplifica i rumori, i sapori, gli odori, il caos.

P come Passaggio Segreto,

quello che collegava la stanza di Bahia all’appartamento privato del gran visir, il primo ministro arabo. Il palazzo di Bahia era abitato infatti dal primo ministro, dalle sue 3 mogli e da un numero imprecisato di concubine. Però prende il suo nome dalla moglie preferita, Bahia appunto, che godeva di un trattamento particolare, tra cui questo accesso segreto. La poligamia nasce prima del Corano, si pensa dalla necessità di prendersi cura delle donne che rimanevano vedove di guerra. Mi è stato spiegato che il Corano permette la pratica, ma consiglia di evitare di prendere in moglie più donne se non si é in grado di amarle e accudirle tutte nella stessa misura. Ma é davvero possibile? Mi piace pensare che l’amore nei confronti della propria anima gemella vada oltre le regole e non si possa misurare, un’idea troppo romantica secondo voi?

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Q come Quadrato,

la forma perfetta che si ritrova spesso nell’architettura del luogo, basti pensare ai favolosi cortili interni delle riad. Tutte le stanze della casa si affacciavano sul giardino centrale e non sull’esterno, perché mostrare la propria ricchezza era considerato un atteggiamento che portava malocchio. Le case con finestre e balconi che danno sulla strada sono quelle degli ex quartieri ebraici, non arabi.

R come Rosso.

Marrakech é conosciuta come la Città Rossa, e non é difficile capire perché. Oltre all’argilla rossa, vengono utilizzati molto spesso lo stucco, formato da gesso e polvere di marmo, e il legno di cedro, che una volta dipinto con pigmenti naturali mantiene il colore molto a lungo.

S come Souk,

i tradizionali mercati degli artigiani, dove la contrattazione é d’obbligo. Se uno di loro vi indica la direzione per la piazza o per il luogo esatto verso il quale vi state dirigendo, probabilmente vi sta indicando l’entrata della sua bottega. Sono un mondo a sé da vedere una volta nella vita e da immortalare con discrezione, meglio con il cellulare perché molti non vogliono essere inquadrati da una macchina fotografica.

T come Tajin,

da provare in tutte le sue varianti: manzo mandorle e prugne, pollo limone e olive, vegetariano, pollo cipolle albicocche e uvetta, e chi più ne ha più ne metta… É una goduria unirlo al semolino di accompagnamento che si impregna di mille sapori e alla fine fare la scarpetta con il pane!

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U come Unione.

Un tempo nettamente divise, oggi le cinque etnie del Marocco sono ben amalgamate tra loro. Le cinque etnie sono: berberi (75% della popolazione), arabi, andalusi (che vivono per la maggior parte nella zona di Tangeri), ebrei (i pochi rimasti dopo il 1967) e aratin (pelle più scura, discendenti degli schiavi giunti dalla Mautirania). C’è chi dice che la bandiera rossa con la stella a cinque punte del Marocco celebri anche in modo simbolico questa convivenza pacifica.

V come Verbena,

perché il tè alla verbena dovete provarlo, ma anche quello tradizionale alla menta, quello al gelsomino, all’acqua di rose, al coriandolo, al bergamotto… si capisce che adoro gli infusi e le tisane?

Z come Zagara,

l’arancio amaro che costeggia i viali, riempie i giardini, cosparge l’aria del suo aroma che sussurra d’estate. Insieme al bergamotto, al pompelmo, al banano e alle palme rende Marrakech un immenso giardino profumato.

Pur utilizzando tutte le lettere dell’alfabeto, forse non é possibile descrivere una città come Marrakech, che é suono, immagine, profumo, é un modo di vivere. Facciamo un gioco: che cosa ne dite di ampliare questa lista nei Commenti? Lettera, parola, e se vi va una breve descrizione. Facciamo rivivere Marrakech su questa pagina, con le sensazione di chi ci é stato e di chi la sta sognando.

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