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La cosa bella della Val Gardena é che dopo vent’anni che ritorno ci sono ancora percorsi nuovi e cime rimaste inesplorate. Se l’altitudine non vi spaventa e siete in cerca delle migliori escursioni in Val Gardena, come non salire più in alto possibile per ammirare la valle dall’alto e le cime circostanti da un’ottica decisamente suggestiva? I sentieri più belli, le escursioni, i consigli e le cime più scenografiche della Val Gardena (secondo me!) in ordine di altitudine. E, come se non bastasse, la mia mappa delle cime 😉

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Sassongher (2665 metri s.l.m.)

Perfetto, già partiamo male! Non per il Sassongher in sé, anzi, ma per il fatto che questa cima non si trova propriamente in Val Gardena, affacciandosi invece sull’abitato di Colfosco, in Val Badia. Tuttavia, é raggiungibile anche da Selva, a patto di avere gambe e testa pronti per una traversata impegnativa, ma anche di grande soddisfazione. Il suo profilo é facilmente riconoscibile da varie angolazioni in valle e, una volta che sarete saliti in vetta, anche voi non tarderete a dargli un’occhiata furtiva ovunque vi troviate.

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Le migliori escursioni che permettono di raggiungere la cima del Sassongher dalla Val Gardena partono dal Passo Gardena oppure dalla Vallunga.
Nel primo caso, una volta giunti al passo in auto, con i mezzi pubblici, con la cabinovia Dantercepiës o a piedi per il sentiero che parte da Plan, proseguite fino alla malga Jimmi e quindi imboccate la discesa che fiancheggia le cabine gialle e rosse di Plans-Frara, scendendo in Val Badia fino alla malga Forcelles. Poco dopo questa malga, prendete il sentiero ripido sulla sinistra con indicazione per il rifugio Puez, che prosegue all’interno della valle Edelweiss (non passerete però, durante questa escursione, per l’omonimo rifugio). Dopo all’incirca venti minuti, sulla destra, incontrerete la biforcazione per il Sassongher, che vi porterà dritti dritti sotto delle imponenti pareti rocciose verticali. Il sentiero prosegue sempre sul limitare tra roccia e prato, fino al valico che contraddistingue l’ultima parte del percorso. Da qui, si prosegue su sentiero ghiaioso e su qualche breve tratto attrezzato fino in cima.

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Se invece partite dalla Vallunga, imboccate la Val Chedul, che parte proprio di fronte alla cappella di San Silvestro. Seguendo il sentiero, raggiungerete in un’ora e mezza circa il Passo Crespeina con il suo inconfondibile crocifisso e da qui, in meno di un’ora, arriverete al bivio per la valle Edelweiss. Svoltate quindi a destra sul sentiero in discesa per Colfosco e raggiungerete così la già citata biforcazione per il Sassongher.

Col da la Piëres (2751 metri s.l.m.)

Si trova, come anche le due cime successive, all’interno del gruppo Puez-Odle, ma in questo caso siamo più spostati verso l’Alpe Stevia. Questo consente di ammirare più da vicino il gruppo del Cir e quello del Sella.

Se siete stati al rifugio Stevia e, come chiunque, siete rimasti affascinati dalla sua posizione panoramica, allora non può non tentarvi l’idea di tentare l’upgrade a questa cima che si trova appena sopra il rifugio (appena si fa per dire, impiegherete all’incirca un’ora e mezza per l’ascesa) e che esalta ogni particolare di una vista inimitabile.

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Le vie di accesso sono due, e per questo si presta benissimo a un’escursione ad anello: o dal rifugio Stevia, come già detto, oppure dalla forcella di Sieles.
Poco tempo fa ho scritto un post su come arrivare al rifugio Stevia, vi lascio il link qui. Dal rifugio, basta seguire le indicazioni che conducono prima sui pascoli erbosi dell’Alpe Stevia, poi alla sommità della forcella della Piza e quindi, dopo un ampio semicerchio, su un sentiero di ghiaia con un brevissimo tratto attrezzato a scaletta fin su in cima. Dal crocifisso, il panorama a 360 gradi é impagabile.
Altra opzione é quella di procedere da Selva verso il rifugio Firenze (o di raggiungerlo più agilmente dalla stazione a monte della cabinovia Col Raiser) e quindi di proseguire verso la forcella di Sieles, alla sommità della quale prendere il sentiero di destra con indicazioni per il rifugio Stevia. Dopo tre brevi tratti attrezzati molto semplici, che potrebbero però dare un po’ fastidio a chi soffre di vertigini, il sentiero sale regolare fino alla cima in meno di un’ora.

Piz Duleda (2908 metri s.l.m.)

Sono solo io ad avere un debole per questa cima? Mi ha emozionato la prima volta che sono salita e continua a farlo ad ogni ascesa, tra i pinnacoli di roccia delle Odle, il calore della timida Val di Funes ai suoi piedi e la brezza frizzantina che qui in alto ti scompiglia sempre i capelli e ti fa indossare qualcosa di più pesante.

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Tanti i modi per salire in cima al Piz Duleda, tutti magnificamente unici:

  • dalla forcella di Sieles, descritta nel paragrafo precedente, procedendo però verso sinistra (non verso destra sul Col da la Piëres). Seguendo il sentiero in costa, tra architetture di roccia dalle forme quasi barocche, si arriva alla biforcazione sulla sinistra per il Piz Duleda (se é la prima volta, prestate attenzione a non passare oltre senza vederlo!). Si sale quindi, attraverso una vallata spesso deserta, alla prima sella e quindi sulla destra si affronta l’ultima salita che conduce in cima.
  • dalla forcella Nives, percorso che si interseca col primo a livello della prima sella. La forcella Nives é un breve percorso attrezzato abbastanza esposto, raggiungibile dalla forcella della Roa in dieci minuti circa. Alla forcella della Roa si accede o dal rifugio Firenze oppure dalla Val di Funes.
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Cima Puez (2913 metri s.l.m.)

La cima Puez é la più alta del gruppo e inutile dire che offre un panorama incredibile. Solitamente poco frequentata, é facile trovarsi là in alto da soli e godere al massimo di quella solitudine, mentre il candore dolomitico ti avvolge completamente e il silenzio é solcato solamente dal gracchiare di qualche corvo che punteggia il paesaggio di nero.
Dal rifugio Puez, la si raggiunge in un’oretta.

Basta prendere il sentiero a zig zag che risale dal rifugio sotto la parete color mattone del Piz Col (2723 metri s.l.m.) e quindi seguire il suggestivo percorso in costa. Dopo aver aggirato completamente la montagna, si giunge a un bivio: a destra il Piz Col, che si affaccia sul rifugio Puez, e a sinistra la Cima Puez.
La salita a quest’ultima é piuttosto ripida, soprattutto l’ultimo tratto, ma ne vale assolutamente la pena!

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Cima Sassopiatto (2955 metri s.l.m.)

Questa cima é appannaggio di escursionisti ma anche di scalatori, in quanto la salita può avvenire attraverso il sentiero che parte dal rifugio Sassopiatto oppure dalla via ferrata Oskar Schuster.

Nel primo caso, si può raggiungere il rifugio a piedi dal Passo Sella, se provenienti dalla Val Gardena, oppure dal Col Rodella, se provenienti dalla Val di Fassa, passando per il sentiero panoramico che incontra anche i rifugi Federico Augusto (famoso per il suo allevamento di yak) e Pertini.

Circa un quarto d’ora prima di giungere al rifugio Sassopiatto, si incontra un bivio: procedendo diritti, si sarriva al rifugio (e da lì si potrà imboccare il sentiero che in circa 2 ore conduce fino alla cima); svoltando a sinistra, si raggiunge una piccola malga dove vale la pena di fermarsi per uno snack a base di formaggi artigianali; infine il sentiero sulla destra, che non presenta nessuna indicazione, è una sorta di scorciatoia verso la cima Sassopiatto. Perciò, se non vi interessa il passaggio al rifugio, vi consiglio di tagliare per di qua.

Altre possibilità sono quelle di giungere al rifugio Sassopiatto dalla Val Duron, che risale da Campitello di Fassa, oppure dall’Alpe di Siusi passando per lo Zallinger, o ancora dal Monte Pana. Se siete interessati a qualcuno di questi itinerari, scrivetemelo nei Commenti.

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Nel caso in cui vogliate approcciare la scalata, sappiate che si tratta di una ferrata semplice, ma più esposta e con maggiori difficoltà rispetto ad esempio alla forcella Nives a cui abbiamo accennato prima o alla via ferrata della Val Setus che conduce al rifugio Pisciadù, giusto per citarne alcune. In questo caso é consigliabile avere con sé un’imbracatura di sicurezza e un caschetto da scalata. La Schuster si imbocca poco al di sopra del rifugio Vicenza, all’interno della profonda gola che fin da subito rivela la bellezza e la maestosità che le Dolomiti celano nei loro anfratti e nelle loro gole. In meno di una mezzoretta dal rifugio si arriva al primo tratto di corda, da questo punto l’ascesa alla cima dura circa un’ora e offre visuali stupende sui massicci Sassopiatto e Sassolungo.

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Piz Miara (2964 metri s.l.m.)

Per l’ultima cima, passiamo al Gruppo del Sella, la candida montagna dei Ladini. Ma invece di concentrarci sul celebre Piz Boè, che con il suo bivacco Capanna Fassa domina il massiccio dall’alto dei suoi 3152 metri e offre un magnifico panorama anche sul ghiacciaio della Marmolada, ci spostiamo in un punto meno conosciuto e per questo ancora più prezioso.
Facciamo un passo indietro: quando da Selva, alzate lo sguardo verso l’imponente massiccio del Sella che sembra posare le sue pendici al limitare delle ultime case, noterete su uno degli spuntoni sulla destra una grande croce che si affaccia sul paese. Ecco: quello é il Piz Miara, oggi andrete là.
Il Piz Miara é raggiungibile dal Passo Pordoi, dal Passo Gardena oppure dal Passo Sella, insomma avrete l’imbarazzo della scelta.

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  • Dal Passo Pordoi, una volta risalita la forcella del Sass Pordoi (anche usufruendo della funivia), tenete il sentiero per il rifugio Boé e, una volta qui, continuate in direzione del rifugio Pisciadù sul sentiero 666. Poco dopo il Boé, potrete scegliere tra un sentiero stretto, attrezzato con corda ma pianeggiante, che aggira la montagna, oppure una breve salita seguita da una discesa, per chi preferisce evitare il tratto più esposto: in entrambi i casi vi ritroverete sulla sella che risale dalla Val Lasties e proseguirete sempre per il rifugio Pisciadù. Ma attenzione perché, poco dopo, dal percorso in salita si dirama un sentiero secondario sulla sinistra con indicazione per il Piz Miara. Da qui in poi non avrete più grandi dislivelli da colmare, ma solamente un lungo susseguirsi di sali e scendi che percorre il crinale. La vista é sorprendente: sul lato destro, l’aspra Val Setus prima e la verdeggiante Val Gardena poi, mentre invece sulla sinistra il paesaggio lunare dell’altopiano delle Mesules, dove la percezione delle distanze viene meno nel susseguirsi di rocce candide e spuntoni immersi nelle nuvole.
  • Se invece risalite dal Passo Gardena, affronterete la via ferrata della Val Setus fino a raggiungere il rifugio Pisciadù. A questo punto, si aprono due possibilità: il celebre sentiero 666 che attraversa il massiccio del Sella fino al rifugio Boé, sulla sinistra dando le spalle al rifugio stesso. Mentre verso destra si intravede il sentiero stretto che taglia la gola ghiaiosa puntando verso il Piz Miara. Una volta svalicato, il sentiero si congiunge a quello descritto in precedenza proveniente dal Pordoi: tenete la destra e poi sempre dritto fino alla croce.
  • L’ultima possibilità é quella del Passo Sella. Vista la mia poca dimestichezza, non saprei darvi indicazioni precise sulla via ferrata Mesules, che però deve essere qualcosa di spettacolare. Qui trovate indicazioni più dettagliate. Però sicuramente non posso non consigliarvi di percorrere la Val Lasties, composta da una serie di altopiani che risalgono al cuore del massiccio. La Val Lasties si imbocca al quinto tornante della discesa dal Passo Sella verso la Val di Fassa: sul tornante troverete indicazioni per il rifugio Boé. Il sentiero é abbastanza faticoso, ma la visuale ripaga di tutta la fatica e rimane uno dei luoghi in cui é possibile avvistare qualche animale, vista la scarsa presenza umana. Si scollina sul sentiero 666 proveniente dal rifugio Boé, e al bivio, invece di tenere la destra per il rifugio, si svolta a sinistra per il Pisciadù e poi ancora a sinistra per il Piz Miara.
    Aggiornamento: dell’estate 2018 é stata aperta una via ferrata semplice che permette di accorciare il percorso, evitando di arrivare fino al 666. La via ferrata dovrebbe permettere di scalare il lato sinistro della Val Lasties e di giungere direttamente nelle vicinanze del Piz Miara. Tuttavia, non avendola provata in prima persona, non saprei dirvi di più.

Qualcuno di voi é già stato su una di queste cime? Come le avete trovate?

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